Calabria. La morte di Denise scuote il Paese: cordoglio, dolore e richieste di responsabilità

La morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, ha provocato una vasta e profonda ondata di cordoglio in Calabria e nel resto del Paese. La giovane, 35 anni, si è tolta la vita ad Ariccia, chiudendo tragicamente una storia segnata dalla ribellione alla cultura mafiosa e dal peso di una testimonianza che l’ha accompagnata fin dall’adolescenza.

Una testimonianza forte  arriva dalla senatrice Enza Rando, per anni avvocata di Denise nel processo per l’omicidio di Lea. «La mafia uccide in molti modi – scrive – e continua a farlo nel tempo, generando mostri dentro le vite di chi resta». Rando ricorda «il coraggio straordinario» di Denise e l’“esistenza sotto un’altra identità” imposta ai figli delle vittime di mafia: «Sono doppiamente vittime». Poi l’appello: «Serve un sostegno umano, psicologico e sociale continuo. La mafia non deve avere l’ultima parola».

Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, parla di «una giovane donna che ha portato sulle spalle una storia più grande di lei» e che «ci chiede di costruire comunità capaci di accogliere e proteggere chi sceglie la libertà». Per il presidente della Provincia di Crotone, Antonio Ammirati, la sua morte «è una tragedia che richiama al dovere di non dimenticare chi ha pagato un prezzo altissimo per la legalità».

Messaggi di cordoglio arrivano anche dai comuni del Crotonese. L’amministrazione di Mesoraca definisce Denise «un monito a non dimenticare il valore del coraggio, della dignità e della libertà». La sindaca di Cirò Marina, Maria Grazia Panebianco, sottolinea che «la scelta di non piegarsi è un esempio luminoso», ma il gesto estremo «è una ferita tremenda, testimonianza di un peso diventato insostenibile: la libertà deve condurre alla protezione, mai alla solitudine».

A Petilia Policastro, paese d’origine di Denise e Lea, il sindaco Simone Saporito ricorda «due donne simbolo della ribellione alla cultura mafiosa», esprimendo «profondo sgomento per una giovane vita segnata da una storia familiare durissima».

Il Coordinamento Belle Ciao della Cgil Calabria parla di «una tragedia che chiude in modo straziante una storia di coraggio e dolore», ricordando che «la violenza mafiosa non uccide una volta sola, ma continua a colpire il futuro dei figli». La Cgil rinnova l’impegno per la tutela dei testimoni di giustizia.

Anche Milano, città dove Lea fu uccisa nel 2009, si prepara a ricordare Denise: il sindaco Giuseppe Sala propone di piantare un albero accanto alla magnolia dedicata alla madre nel Parco Sempione.

Infine, l’Associazione Nazionale Magistrati definisce la scomparsa di Denise «una sconfitta per l’intera società», richiamando le istituzioni a un sostegno quotidiano verso chi denuncia le mafie.

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