Cutro, tre anni dopo: la Calabria ricorda le vittime del naufragio

Tre anni dopo il naufragio del caicco Summer Love davanti alla costa di Steccato di Cutro, costato la vita a 94 persone – 35 delle quali minorenni – la memoria torna a farsi voce, dolore e richiesta di giustizia.

Alle 4 del mattino, sulla spiaggia teatro della tragedia, si è svolta una veglia silenziosa promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo. Presenti superstiti, familiari delle vittime arrivati anche dall’estero, cittadini e rappresentanti religiosi.

A prendere la parola per i parenti è stata Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso il fratello, la cognata e tre nipoti. Il suo intervento è stato un atto di accusa diretto: «Quando si sceglie di non salvare, ciò che accade non è più naturale, ma è il risultato di una precisa scelta politica». Ha ricordato che quella traversata «non era una vacanza, ma una necessità per sopravvivere e avere una chance di vita», ribadendo che «nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde».

Parole ancora più nette quando ha aggiunto: «Non lo chiamiamo incidente, ma crimine umano. La vita umana non è uno strumento politico. Nessun confine vale più della vita di una persona». Intanto, a Crotone, è in corso il processo per accertare eventuali responsabilità e omissioni: i familiari continuano a chiedere verità e giustizia.

Tra i presenti anche Muhammad Shariq Shah, 26 anni, pakistano, sopravvissuto al naufragio. È tornato sulla spiaggia con gli occhi lucidi e poche parole: «Quel giorno il mare era brutto. Sono salito sul tetto della barca, ho visto due pescatori indicarci la riva con le luci. Poi le onde mi hanno fatto cadere in acqua. Non ricordo come sono arrivato a terra. Due miei amici sono morti».

La cerimonia è stata scandita da un momento di preghiera: prima in arabo, poi con don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia, che ha invitato a fare della solidarietà «la generazione della speranza». In mare è stata lanciata una corona di fiori insieme al pescatore Vincenzo Luciano, tra i primi a portare soccorso.

«La memoria significa impegno», ha detto Montalcini. «Qui, a 80 metri dalla riva, si sono spezzati 94 sogni. Dobbiamo pretendere verità e giustizia».

La Cerimonia a Crotone 

Si è svolta questa mattina, al Giardino di Alì di Crotone, la cerimonia di commemorazione per il terzo anniversario del naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto il 26 febbraio 2023. Autorità civili e militari, associazioni e una delegazione di studenti dell’Istituto Rosmini hanno preso parte all’iniziativa, ribadendo l’importanza di mantenere viva la memoria delle 94 vittime, soprattutto tra le nuove generazioni.

Il Giardino di Alì, nato come luogo simbolico di ricordo e impegno civile, è stato al centro della riflessione collettiva. Il sindaco Vincenzo Voce ha richiamato il valore della memoria come responsabilità condivisa, rivolgendo un pensiero particolare ai bambini morti nel naufragio e ringraziando soccorritori, volontari, forze dell’ordine e cittadini che tre anni fa si mobilitarono senza esitazioni.

Il prefetto Franca Ferraro ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime, sottolineando la necessità di un ricordo che resti vivo e autentico. Particolarmente significativo il momento dedicato agli studenti: un alunno del Rosmini, intervenendo a nome dei compagni, ha rivolto un pensiero ai coetanei che hanno perso la vita, ricordando come la memoria sia un impegno che riguarda tutti.

La cerimonia si è svolta in un clima di raccoglimento, confermando il ruolo del Giardino di Alì come presidio di memoria e coscienza civile per l’intera comunità crotonese.

 

Il ricordo delle Istituzioni

Da Catanzaro il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha parlato di «una ferita ancora aperta per la Calabria e per l’intero Paese», sottolineando come l’anniversario imponga «una riflessione che vada oltre il cordoglio». Occhiuto ha ricordato la risposta solidale delle comunità locali nei giorni immediatamente successivi al naufragio e ha ribadito la necessità di «soluzioni strutturali e di una cooperazione internazionale solida», capace di governare i flussi migratori in condizioni di sicurezza. «Il Mediterraneo non può essere il cimitero dei migranti», ha affermato, evidenziando come in mare «ogni vita vada salvata» insieme alla necessità di contrastare con fermezza i trafficanti di esseri umani. Per il governatore, onorare davvero le vittime significa trasformare il dolore in un impegno costante per la tutela della vita e per una gestione europea condivisa del fenomeno migratorio.

Da Reggio Calabria è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, che ha richiamato il valore della memoria come responsabilità morale e istituzionale. «Quello che è accaduto a Steccato di Cutro è una ferita che resta aperta nella coscienza collettiva», ha dichiarato, ribadendo che non basta commemorare ma occorre custodire quella tragedia come monito permanente affinché simili drammi non si ripetano. Cirillo ha sottolineato come la Calabria, terra di partenze e approdi, conosca profondamente il significato della speranza e della paura del mare, riaffermando un principio definito «non negoziabile»: la vita umana viene prima di tutto.

Il Pd Calabria, guidato dal senatore Nicola Irto, definisce il naufragio di Steccato di Cutro «una ferita ancora aperta» e «il simbolo del fallimento europeo e nazionale nella gestione dei flussi migratori». Irto e i dem chiedono canali legali di ingresso, una riforma del diritto d’asilo europeo e un sistema di redistribuzione obbligatoria tra gli Stati membri. Il partito sollecita l’Ue ad assumersi maggiori responsabilità verso le regioni di frontiera e invita il governo italiano a superare logiche emergenziali. L’obiettivo, afferma Irto, è una gestione dei flussi che unisca umanità, sicurezza e cooperazione, evitando che il Mediterraneo continui a essere teatro di tragedie.

Un richiamo forte è arrivato anche dalla Croce Rossa Italiana. Il presidente Rosario Valastro ha ricordato «il dolore straziante di genitori, parenti e amici» nei giorni del riconoscimento delle salme, sottolineando l’impegno dei volontari accanto ai familiari. «Il grido di aiuto di chi fugge da conflitti e crisi è più forte che mai», ha affermato, invitando a mettere al centro l’umanità come unico faro per affrontare il fenomeno migratorio ed evitare che la ricerca di sicurezza si trasformi in tragedia.

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