Le imprese del Sud Italia risultano più esposte agli attacchi informatici rispetto a quelle del Centro-Nord. È quanto emerge dall’indagine “Digitalizzazione, cybersicurezza e competitività”, condotta dalla Fondazione nazionale tra i Cavalieri di Gran Croce e presentata nella sede dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
Secondo lo studio, il 36,7% delle imprese italiane ha subito almeno un attacco. La percentuale sale al 40,1% nel Mezzogiorno, contro il 35,5% nel Centro-Nord. Le medie imprese (50-249 dipendenti) risultano più colpite delle piccole (20-49), con rispettivamente 38,8% e 34,6% dei casi.
L’indagine ha preso in esame 824 imprese attive nei settori manifatturiero e dei servizi, con un numero di dipendenti compreso tra 20 e 249.
Tra le minacce digitali più diffuse, il phishing – tecnica che prevede l’invio di email fraudolente per sottrarre dati sensibili – rappresenta l’81,8% degli attacchi. Seguono lo smishing (23,6%), le infiltrazioni tramite malware (19,6%) e i ransomware (12,5%), ovvero furti di file accompagnati da richieste di riscatto.
Sul fronte della prevenzione, il 64% delle aziende dispone di una funzione interna di cybersicurezza, mentre il 22,9% si affida a operatori esterni. Il 12,6% delle imprese non ha invece alcuna struttura dedicata alla sicurezza digitale.
I dati confermano una crescente esposizione al rischio, specialmente nel Mezzogiorno, e richiamano la necessità di rafforzare gli investimenti in infrastrutture, formazione e cultura della cybersicurezza per proteggere il tessuto economico nazionale.






