Prosegue sulla Statale 106, a Davoli, la protesta contro il caro vita e l’aumento dei costi che sta mettendo in difficoltà imprese e lavoratori. Il presidio, avviato una settimana fa, andrà avanti almeno fino a domenica, ma gli organizzatori non escludono di prolungare ulteriormente la mobilitazione.
Alla protesta partecipano agricoltori, autotrasportatori, pescatori, boscaioli e allevatori, uniti dalla denuncia dell’aumento dei prezzi di carburanti, materie prime e beni alimentari. Una mobilitazione che punta a richiamare l’attenzione sulle difficoltà quotidiane affrontate da chi lavora e produce.
«Se la situazione non cambia entro fine anno sarò costretto a chiudere la mia azienda», racconta Saverio Rattà, agricoltore di Soverato, indicando nel costo del gasolio una delle principali emergenze. «È diventata una spesa ingestibile – spiega – ma il problema riguarda in generale il caro vita, con l’aumento delle bollette e dei prezzi nei supermercati».
Secondo gli organizzatori, sono almeno un centinaio le persone che partecipano attivamente al presidio. Ieri, come ulteriore forma di protesta, un gruppo di manifestanti ha anche bruciato le proprie tessere elettorali.
«Resteremo qui ad oltranza – ha concluso Rattà – dobbiamo capire se qualcuno ci aiuta, altrimenti saremo costretti a chiudere». La protesta resta quindi aperta, con la possibilità che il presidio sulla principale arteria della fascia ionica prosegua oltre il termine annunciato di domenica.






