I lavoratori della società Konecta hanno manifestato davanti alla sede della Regione Calabria, alla Cittadella di Catanzaro, per chiedere certezze occupazionali e un confronto sul progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie.
Il sit-in ha coinvolto addetti provenienti dai siti di Crotone, Rende e Settingiano.
La vertenza interessa circa 900 lavoratori, molti dei quali attualmente in cassa integrazione.
Il progetto finanziato per garantire continuità occupazionale dopo la crisi della ex Abramo Customer Care mette a rischio 74 addetti con contratti in scadenza il 18 maggio.
A sostegno della mobilitazione i sindacati Confial e Cobas e il movimento Potere al Popolo.

“Un progetto ambizioso e innovativo – hanno spiegato alcuni partecipanti alla protesta – che doveva durare tre anni, con un investimento di 30 milioni di fondi pubblici per la digitalizzazione delle cartelle sanitarie, si è esaurito in appena 15 mesi lasciando 900 lavoratori in cassa integrazione e 74 a rischio disoccupazione già dal 18 maggio. La scelta della Regione avrebbe dovuto trasformare una criticità in un’opportunità, ma è mancato un controllo sull’utilizzo dei fondi pubblici e le nostre segnalazioni sono rimaste inascoltate. Oggi chiediamo che, con lo stesso soggetto istituzionale, si lavori a un rilancio del progetto. La nostra è una mobilitazione costruttiva: non siamo contro qualcuno, ma vogliamo restituire ai calabresi occupazione stabile, sviluppo e futuro. Parliamo di 900 lavoratori distribuiti tra Cosenza, Catanzaro e Crotone, e chiediamo un intervento concreto delle istituzioni a tutela dei territori. L’obiettivo è ripartire dal progetto originario di digitalizzazione, ampliandolo alla pubblica amministrazione. Serve una visione industriale chiara e soggetti in grado di realizzarla. Nell’immediato è necessario stabilizzare i 74 lavoratori in scadenza e utilizzare il periodo della cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 31 dicembre, per costruire un piano di rilancio”.






