Reggio Calabria. Si laurea in carcere: è il primo studente del Polo Universitario Penitenziario della Mediterranea

Ha iniziato il suo percorso universitario mentre era detenuto e lo ha concluso conseguendo la laurea in Scienze economiche. È la prima laurea ottenuta da uno studente del Polo Universitario Penitenziario dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, un risultato che segna una tappa significativa nel percorso di inclusione e reinserimento sociale promosso dall’ateneo reggino.

Lo studente, detenuto presso gli Istituti penitenziari “G. Panzera” di Reggio Calabria, ha discusso una tesi in Economia e gestione delle imprese, portando a termine un percorso accademico interamente svolto durante il periodo di detenzione.

Il traguardo è stato reso possibile grazie all’attività del Polo Universitario Penitenziario, nato dalla collaborazione istituzionale tra l’Università Mediterranea e il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria. Determinante è stato anche il contributo dei docenti, del personale amministrativo dell’ateneo, della direzione degli istituti penitenziari e degli operatori coinvolti nel progetto.

Grande soddisfazione è stata espressa dal rettore Giuseppe Zimbalatti, che ha evidenziato il valore umano e sociale del risultato raggiunto.

«Sono profondamente soddisfatto di questo traguardo, che appartiene innanzitutto allo studente e alla sua determinazione», ha dichiarato il rettore. Zimbalatti ha poi rivolto un ringraziamento al direttore degli Istituti penitenziari “G. Panzera”, Rosario Tortorella, e al delegato d’ateneo per il Polo Universitario Penitenziario, Arturo Capone, sottolineando l’impegno con cui è stato accompagnato il percorso formativo.

Il rettore ha inoltre ribadito la volontà dell’Università Mediterranea di continuare a investire in iniziative capaci di offrire ai detenuti opportunità concrete di crescita culturale e professionale, favorendo percorsi di responsabilizzazione e progettazione del futuro.

La laurea rappresenta così non solo un successo personale, ma anche la conferma dell’efficacia di un modello che punta a fare dell’istruzione uno strumento di riscatto e reinserimento sociale, dimostrando come lo studio possa diventare una reale occasione di cambiamento.

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