Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, lancia un appello al mondo politico affinché vengano tenuti fuori dalle polemiche i giornalisti che operano negli uffici stampa pubblici. L’intervento arriva a margine delle tensioni esplose a Reggio Calabria, dove la contrapposizione tra maggioranza e opposizione nel Consiglio Metropolitano ha finito per trascinare nel dibattito anche i professionisti della comunicazione istituzionale.
Soluri denuncia una tendenza sempre più frequente: quella di confondere il ruolo dei giornalisti istituzionali con le posizioni delle forze politiche al governo degli enti pubblici. Un errore che rischia di compromettere la credibilità e la funzione degli uffici stampa. “Nell’ambito di polemiche legittime – osserva – si finisce per gettare ombre infondate sulla professionalità di chi lavora secondo le norme della legge 150 del 2000 e del codice deontologico”.
Il riferimento diretto è alla vicenda dei concorsi banditi dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, su cui la minoranza ha sollevato dubbi legati a tempistiche e opportunità. Dubbi che, secondo Soluri, restano legittimi nel contesto del confronto politico. Tuttavia, ciò che preoccupa è l’attacco indiretto ai giornalisti dell’ufficio stampa dell’Ente, “nonostante – ricorda – sia stata verificata la correttezza formale delle procedure che, nel 2024, hanno portato due giornalisti a entrare regolarmente tramite scorrimento di graduatoria”.
Il presidente dell’Ordine chiarisce che i giornalisti degli uffici stampa pubblici sono funzionari al servizio dell’intera istituzione, e quindi operano a beneficio sia della giunta che del consiglio, “compresi i consiglieri di opposizione”. Per questo, insiste, “non possono essere considerati ‘supporter’ di questo o quel rappresentante politico”.
Soluri conclude auspicando che, in futuro, si mantenga il giusto rispetto per il lavoro di informazione istituzionale svolto dai giornalisti nella pubblica amministrazione. “Valutazioni di natura politica non devono mettere in dubbio la professionalità di chi svolge il proprio ruolo secondo legge”, sottolinea. “Si danneggia così non solo l’immagine dei giornalisti coinvolti, ma anche quella delle amministrazioni che rappresentano”.





