La strage dei quattro braccianti pachistani uccisi ad Amendolara rappresenta un episodio di «gravità inaudita», sia per l’efferatezza del gesto sia per il numero delle vittime.
A dirlo è il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, intervenuto in Questura a Cosenza per fare il punto sulle indagini.
«È stato un episodio di gravità inaudita – ha affermato – sia per oggettività, quattro morti, sia per le modalità». Il procuratore ha evidenziato come l’intervento degli investigatori sia stato immediato: «L’episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Le indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato».
D’Alessio ha voluto sottolineare la prontezza della risposta dello Stato, definendola un elemento fondamentale: «Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud».
Sul fronte del movente, il magistrato ha spiegato che gli inquirenti stanno lavorando senza sosta: «Il movente e il contesto non hanno ancora un carattere di forza perché stiamo lavorando da 48 ore. Quando accade un episodio del genere, il primo obiettivo è dare un’identità agli indiziati e raggiungere un livello di gravità indiziaria tale da costruire il quadro probatorio».
Il procuratore ha poi elogiato la Squadra Mobile di Cosenza per la professionalità dimostrata in un territorio complesso e per la rapidità dell’intervento: «Non c’è stato alcun contrasto operativo tra le forze di polizia. Tutti hanno lavorato per lo stesso obiettivo».
D’Alessio ha infine evitato di rispondere ad alcune domande dei giornalisti: «Se non rispondiamo è per rispetto della legge e dell’efficacia dell’indagine, che va avanti con serietà, spirito di squadra e rigore. Ragioniamo su ciò che possiamo dimostrare».
Il questore di Cosenza, Antonio Borelli, ha definito la strage dei quattro braccianti un atto di «crudeltà inenarrabile», sottolineando la tempestività dell’intervento che ha portato all’identificazione e al fermo dei due indagati in poche ore. Borelli ha parlato di uno shock profondo tra gli operatori per la violenza subita dalle vittime. Il capo della Squadra Mobile, Gianni Albano, ha ricostruito i passaggi dell’indagine, evidenziando il ruolo decisivo delle immagini di videosorveglianza e dell’intervento di un carabiniere forestale. Albano ha escluso la presenza di altri complici e ha spiegato che la dinamica lascia ritenere l’omicidio premeditato, con le vittime impossibilitate a fuggire e un solo sopravvissuto riuscito a scappare dal cofano.






