Gli inquirenti hanno delineato il profilo di Silvana Sibarelli, 64 anni, uccisa nell’agguato mafioso del 23 ottobre scorso in località Lattughelle di Cassano allo Ionio.
La donna, secondo l’accusa non era soltanto la compagna del presunto boss Damiano Pepe, rimasto gravemente ferito, ma una figura che avrebbe avuto un ruolo operativo nella cosca, gestendo il denaro e facendo da tramite tra il capo e gli affiliati.
La sua figura emerge dall’inchiesta “Ginestra” della Dda di Catanzaro che ha portato, ieri, a eseguire 41 misure cautelari nella Sibaritide.
Nell’ordinanza cautelare il Gip la definisce “partecipe dell’associazione“, disponendo nei suoi confronti la custodia in carcere per partecipazione all’associazione mafiosa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Sibarelli avrebbe avuto il compito di ricevere le somme destinate al mantenimento di Pepe durante la detenzione, assicurando così la continuità dei rapporti tra il boss e la consorteria criminale. Il suo ruolo, tuttavia, non si sarebbe limitato alla gestione delle risorse familiari. La donna avrebbe amministrato il denaro della cosca e garantito i collegamenti con gli affiliati, mettendo a disposizione la propria utenza telefonica per trasmettere messaggi e organizzare incontri, mentre Pepe avrebbe evitato di utilizzare il proprio cellulare per sottrarsi ai controlli della polizia giudiziaria.
Anche l’abitazione della coppia, in contrada Lattughelle, a Cassano all’Ionio, sarebbe stata utilizzata come base logistica riservata e protetta da un sistema di videosorveglianza. A confermare, nella lettura investigativa, il ruolo della donna sono alcune intercettazioni. In una conversazione, alcuni sodali avrebbero intimato a un debitore di consegnare il denaro alla convivente del boss: “Li devi portare a Silvana e basta!“. La stessa Sibarelli avrebbe poi ribadito: “E me li devi portare a me!“. Nell’inchiesta viene contestato anche un presunto rapporto di lavoro fittizio presso un’azienda agricola riconducibile a un imprenditore vittima di estorsione.
Tra il 2018 e il 2022, secondo gli investigatori, la donna avrebbe percepito redditi senza svolgere reali prestazioni lavorative, ottenendo una copertura economica formalmente regolare per la famiglia di Pepe.






