‘Ndrangheta a Mileto. Luce su due omicidi del 2013: 5 arresti

I Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno arrestato cinque persone ritenute a vario titolo responsabili degli omicidi di Giuseppe Mesiano ed Angelo Antonio Corigliano, avvenuti rispettivamente a luglio ed agosto del 2013. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro. Dalle indagini è emerso che gli omicidi sarebbero parte di una vera e propria faida tra le famiglie di ‘ndrangheta di Mileto. Uno degli arrestati Francesco Mesiano, figlio di una delle vittime, di 45 anni, era stato già condannato per l’assassinio di Nicholas Green, il bambino statunitense ucciso la sera del 29 settembre del 1994 sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Era in libertà da qualche anno dopo avere scontato una condanna a 20 anni di reclusione. L’attrito tra le due famiglie era dovuta sia al continuo sconfinamento del bestiame di Giuseppe Mesiano nei terreni di proprietà di Corigliano, sia per il rifiuto del figlio di Corigliano di danneggiare un supermercato di proprietà di un parente, colpevole di essersi rifiutato di sottostare alle richieste di Mesiano circa la fornitura del pane proveniente dai loro forni. Il forte attrito determinava in data 16 luglio 2013 un atto intimidatorio nei confronti di Corigliano Giuseppe, al quale veniva incendiata la porta dell’abitazione e la moto ape. In risposta a ciò, il giorno seguente, il 17 luglio 2013, Corigliano Giuseppe unitamente al figlio Angelo Antonio, assassinavano Mesiano Giuseppe, mentre lo stesso si trovava all’interno delle sua masseria in località Pligno di Mileto. Il Mesiano, intento a scaricare la propria autovettura dalla spesa appena fatta, assisteva plausibilmente al sopraggiungere dei suoi assassini che gli esplodevano complessivamente sette proiettili in calibro 9 mm (38 super auto) Inevitabile arrivava, ad un mese di distanza, la risposta con l’eliminazione di Corigliano Angelo Antonio, questa decisa dai vertici dell’organizzazione mafiosa di Mileto, quale punizione per aver ucciso al di fuori delle “regole” di ‘ndrangheta” il Mesiano. La dinamica dell’agguato, tipicamente mafiosa per la cura militare della pianificazione e dell’esecuzione, vedeva la vittima, dopo essere stato pedinato sin dall’uscita da casa dai due killers a bordo di uno scooter, mortalmente attinta da sette colpi d’arma da fuoco cal. 9×21., mentre si trovava a bordo della propria autovettura, parcata in pieno centro di Mileto nelle adiacenze di un Bar dal quale era uscito pochi istanti prima. Sul corpo del Corigliano veniva trovata una pistola marca Beretta cal. 7,65, matricola punzonata e completa di caricatore con all’interno sette cartucce cal. 7,65 e un ottavo in canna, segno evidente che la vittima temeva una ritorsione per l’omicidio di Mesiano Giuseppe.

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